lunedì 27 aprile 2026

PFBA nella Pedemontana Veneta: la Regione conferma il problema, ma tenta di minimizzare il rischio sanitario e nega ancora piena trasparenza sugli atti

“Il documento regionale non smentisce le nostre denunce: le conferma. I PFBA non sono un dettaglio tecnico, ma una contaminazione ambientale diffusa che impone accesso agli atti, monitoraggio sanitario reale e piena pubblicazione dei verbali. Fa coppia con questo documento l'oscuramento dei verbali della commissione tecnica regionale che l'ing. D'Elia continua a fare con il mero riferimento alla richiesta di nulla osta alla Procura della Repubblica di Vicenza che non può paralizzare il diritto di accesso se non esiste un provvedimento espresso, specifico e documentato che vieti l’ostensione degli atti, di fatto l'ingegner D'elia omette di dichiarare se esista o meno il segreto istruttorio sugli atti della commissione per i PFBA in SPV. Si tratta di atti che egli stesso ha nominato nell'istanza presso la commissione VIA nazionale per i filtri a carboni attivi nelle gallerie di SPV, ma senza allegarli.

Il Coordinamento Veneto Pedemontana Alternativa contesta in modo netto l’impostazione contenuta nella documentazione presentata nella seduta congiunta della Seconda e Quinta Commissione consiliare permanente del 23 aprile 2026 apparsa in un articolo di VicenzaToday.it a firma di M. Milioni, dedicata alla presenza di sostanze perfluoroalchiliche nel tracciato della Superstrada Pedemontana Veneta. Il documento regionale, pur tentando di ridurre la portata sanitaria della vicenda, conferma in realtà alcuni punti essenziali: il PFBA è stato rinvenuto nelle acque di drenaggio delle gallerie di Malo e Sant’Urbano; il fenomeno ha imposto impianti di trattamento, filtri a carboni attivi, nuovi piezometri, conferenze di servizi, tavoli tecnici, riesame VIA e l’intervento del MASE ai sensi dell’art. 28 del D.Lgs. 152/2006.

È dunque insostenibile presentare la vicenda come una semplice “anomalia” sotto controllo. Se una contaminazione richiede diciannove sedute di Conferenza dei Servizi, un aggiornamento dello Studio di Impatto Ambientale, l’abbassamento degli obiettivi di performance allo scarico, l’attivazione di monitoraggi sui siti di destino delle terre e rocce da scavo e persino il coinvolgimento dell’Istituto Superiore di Sanità, allora il problema non è marginale: è strutturale.

Particolarmente grave è la semplificazione sanitaria contenuta nelle slides regionali, dove il PFBA viene presentato con formule rassicuranti: “rischio cancerogeno no”, “bioaccumulo no”, “contaminazione acquedotto no”. Questa impostazione è scientificamente e politicamente fuorviante. La precedente analisi tossicologica richiamata dal CoVePA dimostra che nelle valutazioni ambientali serie l’assenza di una prova epidemiologica definitiva non equivale all’assenza di rischio. Le agenzie sanitarie internazionali, come mostra il modello EPA-IRIS, valutano le sostanze sulla base di studi animali, plausibilità biologica, mobilità ambientale, esposizione potenziale e fattori di incertezza. L’incertezza non può diventare un alibi amministrativo: deve tradursi in cautela, prevenzione e trasparenza.

La stessa Regione ammette che il PFBA ha elevata mobilità ambientale, che esistono più punti di pressione, che vi sono siti di destino delle terre e rocce da scavo distribuiti nella provincia di Vicenza, che molti di questi siti sono privi di reti piezometriche e che alcuni sono stati ricomposti e destinati anche a nuovi usi, compreso quello agricolo. In diversi siti sono stati rilevati valori di PFBA nelle acque di ruscellamento e nei suoli. Il documento regionale riconosce inoltre che il modello concettuale deve ancora essere perfezionato e che il monitoraggio servirà a definire l’estensione della contaminazione.

Per il CoVePA, questo significa una cosa sola: non si può dichiarare chiusa o sanitariamente irrilevante una contaminazione della quale si sta ancora cercando di capire l’estensione, l’origine, la diffusione e gli effetti.

Il Vicepresidente del Coordinamento Veneto Pedemontana Alternativa, richiama integralmente la diffida ad adempiere ultimativa e messa in mora trasmessa all’Ing. Marco D’Elia, contestando la nota del 16 aprile u.s.allegata e i successivi riscontri resi sull’istanza di accesso civico generalizzato e di accesso alle informazioni ambientali. Il CoVePA ribadisce che la documentazione richiesta riguarda atti puntualmente individuati, relativi alla procedura di riesame VIA ID 14339 e alla vicenda dei PFBA-PFAS nelle gallerie, nelle acque di drenaggio, nelle falde, nei siti di deposito e nelle cave di prestito connessi alla Superstrada Pedemontana Veneta.

Si tratta di informazioni ambientali a pieno titolo, sottoposte a un regime di trasparenza rafforzata. Non sono accettabili formule dilatorie, rinvii indeterminati o richiami generici a presunti impedimenti non documentati. Il mero riferimento alla richiesta di nulla osta alla Procura della Repubblica di Vicenza non può paralizzare il diritto di accesso se non esiste un provvedimento espresso, specifico e documentato che vieti l’ostensione degli atti, di fatto l'ingegner D'elia omette di dichiarare se esista o meno il segreto istruttorio sugli atti della commissione per i PFBA in SPV. Si tratta di atti che egli stesso ha nominato nell'istanza presso la commissione VIA nazionale per i filtri a carboni attivi nelle gallerie di SPV, ma senza allegarli.

Il CoVePA chiede quindi che venga chiarito immediatamente se esista davvero un provvedimento formale della Procura che impedisca la trasmissione dei documenti. In assenza di tale atto, la Regione deve trasmettere i verbali, le relazioni tecniche, gli atti istruttori e tutta la documentazione ambientale richiesta, anche mediante ostensione parziale e oscuramenti mirati, qualora vi siano singole parti effettivamente sottratte all’accesso.

La contraddizione è ancora più evidente perché almeno un verbale del Tavolo tecnico del 17 giugno 2025 risulta già trasmesso dalla stessa Regione al consigliere regionale Andrea Zanoni, senza che emergessero allora divieti di ostensione o richiami a un presunto segreto istruttorio. È dunque illegittimo opporre oggi a CoVePA un differimento generalizzato e senza termine.

Il CoVePA ritiene inoltre necessario un urgente chiarimento politico e istituzionale sul ruolo della Procura di Vicenza rispetto alle attività della Commissione e dei tavoli tecnici richiamati. Qualora esponenti dell’autorità giudiziaria fossero coinvolti, direttamente o indirettamente, in attività amministrative di cui si chiedono i verbali, tale circostanza dovrebbe essere chiarita senza ambiguità dagli assessori competenti, in particolare dall’assessore regionale all’Ambiente.

Il Coordinamento diffida pertanto la Direzione regionale competente e tutti i soggetti interessati a provvedere entro 24 ore dal ricevimento della diffida all’integrale adempimento delle richieste già formulate, mediante trasmissione completa della documentazione richiesta oppure mediante indicazione puntuale, nominativa e documentata dell’eventuale provvedimento ostativo della Procura, con data, autorità emanante, durata, perimetro e singoli atti interessati.

In caso di ulteriore inerzia, silenzio o risposta evasiva, CoVePA procederà senza ulteriori avvisi in tutte le sedi opportune — amministrative, civili, penali, contabili, istituzionali e giurisdizionali — per tutelare il diritto di accesso alle informazioni ambientali e per chiedere la valutazione di eventuali responsabilità individuali o in concorso, ove emergano condotte omissive, reticenti, dilatorie od ostative da parte di pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio.

La vicenda PFBA nella Pedemontana Veneta riguarda la tutela delle acque, della salute pubblica, dell’ambiente e della corretta gestione di un’opera pubblica strategica. La Regione non può contemporaneamente ammettere la necessità di monitoraggi, filtri, tavoli tecnici, riesame VIA e studi epidemiologici, e poi negare ai cittadini e alle associazioni l’accesso pieno agli atti che documentano l’origine, la diffusione e la gestione della contaminazione.

Il CoVePA chiede una cosa semplice: fuori i documenti, fuori i verbali, fuori i dati. La salute dei cittadini e la tutela delle falde non possono essere subordinate a opacità amministrative, formule evasive o rassicurazioni senza fondamento completo.

Arch. Massimo Maria Follesa

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