martedì 14 aprile 2026

UNA OSSERVAZIONE ALLA VARIANTE VIA PER I PFBA IN SPV NON PUO' VEICOLARE QUELLO CHE SEMBRA UN AVVERTIMENTO A CHI DEVE DECIDERE

 PFBA e Superstrada Pedemontana Veneta: chiarezza, etica, responsabilità e verità non possono veicolare e nascondere in una osservazione alla variante della Valutazione di Impatto Ambientale al Ministero dell' Ambiente, un avvertimento del direttore di esercizio della SPV geom. Roberto Russo che comparirebbe tra i destinatari dell' avviso di chiusura indagini della Procura di Vicenza per gli sversamenti di PFBA nelle gallerie e nelle cave di prestito della Pedemontana Veneta.


È politicamente grave e istituzionalmente inaccettabile che, mentre è in corso un’inchiesta giudiziaria su un vasto e disastroso caso di contaminazione ambientale con i PFBA-PFAS in Pedemontana veneta, più grave della Miteni, uno dei soggetti che sarebbe direttamente coinvolto, intervenga pubblicamente per orientare la lettura dei fatti. Non siamo di fronte a una voce esterna o a un contributo tecnico neutrale. Il riferimento è al geometra Roberto Russo, direttore di esercizio della società Superstrada pedemontana veneta S.p.A., cioè della società che per conto del concessionario di SPV, SIS Scpa dei Dogliani, gestisce un’infrastruttura a pedaggio che attraversa la fascia pedemontana tra le province di Vicenza e Treviso. Il suo ruolo è centrale, non solo nella gestione operativa dell’opera, ma anche nei sistemi di controllo e monitoraggio che insistono lungo l’intero tracciato attraverso una rete di oltre 700 telecamere che monitorano l’infrastruttura, voluta e rinnovata da Zaia con il nuovo contratto di concessione del 2017.

Proprio per questo la sua iniziativa pubblica non può essere considerata irrilevante. Chi esercita un controllo così capillare su un’infrastruttura complessa non è un semplice osservatore. È inevitabile domandarsi se disponga di elementi utili a chiarire ciò che continua a muoversi attorno ai 29 siti individuati in provincia di Vicenza come aree interessate dalla contaminazione da PFBA. Se esistono immagini, dati o registrazioni che possono contribuire a ricostruire quanto accaduto, è necessario comprendere quale sia stato il loro utilizzo e se siano stati messi a disposizione delle autorità competenti. Il fatto che tale intervento avvenga mentre lo stesso Russo risulterebbe tra gli indagati dalla Procura di Vicenza per questa vicenda rende il quadro ancora più delicato e solleva interrogativi che non possono essere ignorati.

Il punto politico e istituzionale è dunque evidente. Non si tratta di un tecnico che esprime un parere. Si tratta del rappresentante della società che gestisce l’opera, una società controllata dal concessionario costruttore, il consorzio Sis Scpa, realtà italo-spagnola partecipata al 51 per cento dalla Inc spa della famiglia Dogliani. In altre parole, siamo nel cuore del sistema concessionario, non in una posizione marginale. Questo rende ancora più problematico il tentativo di intervenire nel dibattito pubblico per orientare la percezione dei fatti e il giudizio della commissione nazionale VIA. Questo giudizio può portare alla rescissione in danno della concessione della Pedemontana Veneta.

venerdì 3 aprile 2026

L'AVVERTIMENTO DEL SECOLO Tunnel del secolo e trionfo dei pfas eterni

 Nella forma del saggio breve affrontiamo le questioni poste dalla Galleria di base del San Gottardo. Questo tunnel ferroviario è stato celebrato come l’opera edile del secolo, come il simbolo di una modernità capace di piegare la montagna alla logica della velocità, della continuità dei traffici e dell’efficienza infrastrutturale. Ma proprio la grandezza di quest’opera costringe oggi a guardare più a fondo dentro la sua materia costitutiva, cioè dentro quel sistema di calcestruzzi, additivi, procedure di spruzzo e cicli di indurimento rapido che ne hanno reso possibile la costruzione. Il San Gottardo non è stato soltanto un trionfo di scavo, di logistica e di ingegneria meccanica; è stato anche, e forse soprattutto, un gigantesco laboratorio di chimica applicata al costruire. Ed è esattamente qui che si apre la questione più scomoda, quella che oggi investe il rapporto fra prestazione tecnica, accelerazione dei tempi di cantiere e impatto ambientale di lungo periodo con le sostanze eterne: i PFAS. Per queste ragioni è valso prendere in esame un documento del colosso elvetico Sika che esplicita alcuni contenuti tecnici e non solo. https://drive.google.com/file/d/1nNZZIymxJssBRr-BwY5DnfwE2DUmeRF4/view?usp=drivesdk

I numeri

I numeri del progetto sono già di per sé eloquenti. La galleria ferroviaria più lunga del mondo misura 57 chilometri, ma il sistema complessivo di trafori, cunicoli, collegamenti trasversali e opere accessorie raggiunge 152 chilometri. Oltre 28 milioni di tonnellate di roccia sono state scavate per dare forma a questa infrastruttura, mentre circa il 25% del materiale scavato è stato selezionato, trattato e reimpiegato nella produzione di calcestruzzo. Sika, nel documento dedicato al San Gottardo, rivendica la partecipazione alla produzione di oltre 2 milioni di metri cubi di calcestruzzo di qualità, l’impiego di oltre 20.000 tonnellate di additivi per calcestruzzo e, più in generale, la fornitura e applicazione di oltre 40.000 tonnellate di prodotti lungo il ciclo costruttivo dell’opera. Non siamo dunque davanti a un cantiere nel quale la chimica dei materiali abbia avuto una funzione marginale. Al contrario, la chimica del calcestruzzo è stata una delle infrastrutture invisibili del traforo, il dispositivo tecnico che ha consentito di tenere insieme durabilità, lavorabilità, rapidità esecutiva e sicurezza di avanzamento.