Gli accadimenti di questi ultimi giorni in tema di grandi opere e ambiente debbono far riflettere attentamente i veneti. Gli aspetti penali che stanno riempiendo le cronache giudiziarie sono ovviamente appannaggio del lavoro della magistratura. Ma sul piano politico e morale urgono alcune riflessioni.
L’indagine a carico dell’ormai ex presidente aggiunto della Corte dei conti Tommaso Miele, indagato dalla Procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta sul Ponte sullo Stretto di Messina, è la prima tessera di questo mosaico. Le connessioni con il Nordest sono note. Il Fatto Quotidiano ha ricordato che Miele sarebbe stato nominato anche nell’organo di garanzia per la ferrovia Verona-Padova, opera affidata a Webuild e RFI, la stessa Webuild al centro del grande cantiere del Ponte sullo Stretto.
Sempre di recente, stavolta per la vicenda delle Olimpiadi di Cortina, è finita in un’inchiesta per turbativa d’asta coordinata dalla Procura di Belluno anche Elisabetta Pellegrini, nella sua veste di dirigente del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e coordinatrice della struttura tecnica di missione del MIT. Pellegrini, già dirigente apicale della Regione Veneto, è stata anche Direttore dell’allora Struttura di progetto “Superstrada Pedemontana Veneta” e, con DGR n. 636 dell’8 maggio 2018, le era stato attribuito l’incarico di RUP per le attività in capo alla Regione del Veneto relative alla concessione, progettazione, realizzazione e gestione della Superstrada a pedaggio Pedemontana Veneta.
La SPV è oggi al centro di un'impressionante vicenda di contaminazione ambientale da PFBA, sostanza appartenente alla famiglia dei PFAS a catena corta, rilevata in relazione ai cantieri, alle gallerie, agli acceleranti di presa per calcestruzzo, alle acque di drenaggio, alle terre e rocce da scavo. È una vicenda che non può essere separata dalla catena delle responsabilità amministrative, tecniche e politiche che hanno accompagnato la progettazione, l’esecuzione e il controllo dell’opera.


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