Nel Report Operazione Fiumi 2025 di LegAmbiente, il PFBA compare in quattro contesti principali: come molecola normata fra gli Standard di Qualità Ambientale richiamati dal D.Lgs. 172/2015; come composto ricercato nella campagna PFAS; come sostanza rilevata nel Retrone, dentro un quadro definito “malato cronico”; e come uno dei composti “preoccupanti” presenti nel Fratta-Gorzone e rilevabile nel Canalbianco. Il documento non tratta il PFBA come episodio isolato, ma come parte di una più ampia contaminazione da PFAS che attraversa diversi corsi d’acqua veneti, con particolare rilievo nei bacini legati alla contaminazione storica del territorio vicentino e padovano. Il PFBA sembra essere comparso solo nel 2025, ma non è così, essi sono noti alle analisi e ai riscontri condotti da ARPAV dal 2015. Cosa si può dire di questo fatto che, secondo alcuni dati, sarebbe un fattore noto solo dalle denunce in relazione ai lavori nei tunnel della Superstrada Pedemontana Veneta. In realtà è la stessa ARPAV a registrarli dal 2015, e su questa base compaiono nella relazione della Commissione Parlamentare sulle Ecomafie del 2018.
I PFBA nelle aste Orolo-Giara-Bacchiglione-Retrone e Poscola-Agno-Guà-Brendola-Fratta-Gorzone
L’analisi del file PFAS_in_acque_2026_01_19 di ARPAV conferma che il PFBA non è un dato marginale, ma una presenza ricorrente e territorialmente strutturata lungo due sistemi idrografici fondamentali del Veneto occidentale: da un lato l’asta idrografica Orlo-Giara-Bacchiglione-Retrone, dall’altro il sistema Poscola-Agno-Guà-Brendola-Fratta-Gorzone. La coerenza metodologica che l’analisi si è data ha considerato i dati dal 2015 al 2025, trattando come valori quantificati solo i dati numerici in ng/L; i valori indicati come “<5”, “<10” o simili sono stati esclusi dalla media principale e riportati nel file come non quantificati. La soglia richiesta di 100 ng/L è stata usata come soglia analitica di evidenza critica, tenendo però distinto questo valore dal limite SQA-MA del singolo PFBA nelle acque superficiali, che il report Legambiente richiama in 7.000 ng/L, e dal parametro “Somma di PFAS” di 100 ng/L per le acque destinate al consumo umano previsto dal D.Lgs. 18/2023.
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