martedì 10 marzo 2026

ASSOFOND GETTA LA MASCHERA SUL PIANO SILVA A MONTECCHIO PRECALCINO

Abbiamo letto con molta attenzione la nota diramata in questi giorni da Confindustria-Assofond a sostegno del progetto per il potenziamento delle attività della Silva srl di Montecchio Precalcino: ancora stentiamo a credere a cosa sia passato davanti nostri occhi.

Sintetizzando al massimo il vicepresidente nazionale di Assofond Franco Vicentini, gettando definitivamente la maschera, ci darebbe ad intendere, bontà sua, che se gli enti preposti diranno no al potenziamento del piano Silva, allora la storica attività di rigenerazione delle sabbie di fonderia rischia di saltare per aria. Ma il buon Vicentini come fa a dire una cosa del genere visto che, stando alle carte, il piano presentato da Silva riguarda l'avvio di una nuova attività incentrata sul trattamento dei rifiuti sanitari? Mettere in correlazione la sopravvivenza della storica attività di lavorazione delle sabbie di fonderia con il sì o il no che la Conferenza dei servizi incardinata presso la Provincia di Vicenza significa paventare un vizio oscuro nella procedura di concordato che ha evitato per un pelo il fallimento della già Safond Martini, ora Silva.

E ancora, se nell'ambito di quella procedura o in qualche ambito parallelo, fosse sancito che la riuscita del concordato è de facto vincolata al successo della procedura di autorizzazione al progetto Silva, saremmo di fronte ad una situazione gravissima: solo il cielo sa se da codice penale. La assunzione da parte di Silva del gravame in termine debitorio, nonché di impegni ambientali in capo alla Safond, non è una gentile concessione della subentrata Silva: bensì un obbligo di legge. Se veramente la operatività della lavorazione delle sabbie di fonderia fosse stata subordinata, al disco verde al piano proposto dal gruppo Ecoeridania, tramite la controllata Silva, saremmo di fronte ad una aberrazione giuridica della quale dovrebbero rispondere non solo le parti private, ma pure i soggetti che hanno passato ai raggi X il concordato: in altre parole il tribunale fallimentare che l'ha omologato, l'ufficio del pubblico ministero che ha dato parere favorevole, il curatore fallimentare che ha istruito la pratica. Si tratta di soggetti pubblici o che espletano un pubblico servizio e la legge fallimentare non ammette sbavature in questo senso.

Quando si omologa un concordato è perché il subentrante ha le risorse per onorare gli obblighi pregressi pattuiti. Se invece, tra gli anfratti di Safond-Martini, si fossero materializzati altri escamotage, ci troveremmo di fronte ad un girone infernale: un girone infernale fatto di regole violentate a più riprese. Per questo motivo il dottor Vicentini deve immediatamente e pubblicamente spiegare sulla base di quali informazioni abbia assunto quella deprecabile posizione diffusa urbi et orbi. Posizione che si riverbera pesantemente sulla salute e sull'ambiente. 

Inoltre va valutato il parere della Commissione VIA della Provincia di Vicenza. Su quel parere positivo emerge un gravame dato che tutte le prescrizioni emesse, configurano piuttosto un parere negativo, e che omette quanto segnalato con nostro atto di diffida in merito alla tutela delle fonti di approvvigionamento idropotabile per le provincie di Padova e di Vicenza delle risorgive vicentine.

Dimenticare che quel progetto è previsto sull'area di ricarica di una delle falde ad uso potabile più importante del Veneto in primis per la città del Santo ma anche per la provincia berica, significa fottersene delle condizioni di vita dei padovani e dei vicentini. Significa ignorare le raccomandazioni della Autorità di bacino distrettuale delle Alpi Orientali ossia l'Abdao e significa, contestualmente, infischiarsene del voto del Consiglio regionale del Veneto. Dal quale ora ci si aspetta una reazione degna di questo nome rispetto alla vergognosa iniziativa cui hanno dato corpo lor signori di Assofond: che si stanno comportando da impostori della democrazia.

Ma noi del Covepa non ci faremo ingannare da questa strategia, figlia di una logica per cui i profitti sono privati e le perdite sono pubbliche. Questa ennesima riproposizione della strategia della accumulazione primaria da parte degli imprenditori non passerà sotto silenzio, sotto la minaccia di un velatamente paventato ricatto occupazionale. Siamo alla dimostrazione dell’arretratezza di un comparto industriale e militare che prospera solo se inquina? Se lor signori hanno bisogno dei servizi legati alla attività della ex Safond-Martini, ammesso che questa sia compatibile, investano i loro soldini anche nella bonifica: non scarichino su babbo ambiente e su madre salute i loro profitti aggiuntivi o la loro scarsa concorrenzialità. Dovuta in primis ad una bolletta energetica fuori controllo imputabile anzitutto ad un fattore: quello di aver acconsentito acriticamente alla fornitura energetica targata Usa. Si tratta di una condotta dolosamente miope. Che in bolletta ci sta costando caro: con l'effetto aggiuntivo di precipitarci a passo di carica verso un terzo conflitto mondiale.

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