La vicenda della contaminazione da Pfas-Pfba addebitata ai cantieri della Superstrada pedemontana veneta, meglio nota come Spv, è una storiaccia che purtroppo va avanti da molto tempo. Noi attivisti del Co.Ve.P.A. chiedemmo alla magistratura penale di Vicenza di vagliare la sussistenza di alcuni reati già dal lontano 2021 attraverso il deposito di una corposa denuncia ai Carabinieri del Noe di Treviso.
Visto il silenzio che giungeva dagli uffici giudiziari vicentini, nel 2023 il sottoscritto, ha depositato una puntuta integrazione, che nello specifico è stata indirizzata per conoscenza a più soggetti compreso il Ministero dell'ambiente. Quest'ultimo in seguito, proprio sulla scorta del nostro esposto denuncia, ha avviato una corposissima indagine amministrativa di cui molto si è parlato sui media veneti visto il suo contenuto tanto preoccupante quanto allarmante. Nel 2025 la Procura di Vicenza per il tramite di una nota stampa diramata dal Comando provinciale dei carabinieri di Vicenza ha reso nota la l'esistenza di un fascicolo penale, proprio relativamente ai fatti da noi denunciati, a carico di una dozzina di indagati legati al management della Spv. Tale fascicolo sarebbe giunto alla fase dell'avviso di conclusione delle indagini a carico degli indagati stessi.
Orbene, nonostante tutto però la nostra associazione, che nell'ambito di quelle denunce si era immediatamente costituita parte offesa, non è mai stata raggiunta da una formale comunicazione in tal senso, come non ci è stato concesso di accedere al fascicolo, cosa che è prevista dalle disposizioni del codice di procedura penale.
Ancor più grave è il fatto che a fronte di una denuncia specifica relativa ad eventuali connessioni in termini di contaminazione tra i cantieri della Spv e la gestione dell'inquinamento di una ex cava ubicata proprio a ridosso degli stessi cantieri, il fascicolo relativo a quella denuncia, datata ottobre 2021, sia stato aperto solo nel 2025: con il risultato di un possibile aggravamento del reato.
Sono questi i gravi motivi che ci hanno spinto a rivolgerci alla Procura trentina competente per eventuali illeciti penali commessi dai magistrati veneti. Agli uffici giudiziari della città del Concilio e in special modo all'ufficio del Procuratore capo chiediamo che sul caso sia fatta completa chiarezza per accertare e perseguire eventuali condotte penalmente rilevanti. La ferita inflitta all'ambiente e la potenziale ferita inflitta alla salute da quei cantieri del Vicentino è una cosa molto seria: il fatto che i cantieri siano oggi conclusi e che la superstrada sia in esercizio, sebbene tristemente sotto-utilizzata, non è una scusante per chicchessia per buggerare una scomoda verità.
A questo punto è necessario mettere nero su bianco alcune riflessioni anche sul piano umano in merito a questo pasticciaccio brutto. Le indagini sul caso della contaminazione da derivati del fluoro addebitate ai cantieri della Pedemontana veneta sono state macchiate da inerzie, lacune o omissioni? Sarà a questo punto la magistratura della città del Concilio ad occuparsi di eventuali reati commessi dai colleghi, specie quelli di Vicenza. Noi lo avevamo detto sin dal lontano 2014: fin da subito il passaggio in galleria tra la Castelgomberto in valle dell'Agno nell'Ovest vicentino e il comprensorio del Leogra nella zona di Malo si sarebbe rivelato la bestia nera del progetto. La presenza di sacche d'acqua sotterranee, la particolare conformazione delle rocce, spesso friabili, la necessità di intervenire in zone molto umide, ha reso sin dall'inizio necessario l'utilizzo di un quantitativo spropositato di Pfba.Di che si tratta?
I Pfba sono acceleranti di presa del calcestruzzo molto invasivi per l'ambiente che appartengono alla famiglia dei temutissimi Pfas, i derivati del fluoro alla base dello scandalo ambientale che ha coinvolto la Miteni di Trissino e che ha inquinato tutto il Veneto centrale tra Veronese, Vicentino e Padovano. Passando ai raggi X le nostre carte scopriamo, in seguito e un po' alla volta, che nonostante il Noe avesse prontamente comunicato la cosa, ossia la nostra denuncia, alla Procura berica, il fascicolo relativo alla nostra stessa denuncia è stato aperto dalla stessa Procura solo quattro anni dopo, vale a dire nel 2025 e, solo dopo che il sottoscritto aveva sollecitato una riposta: la cosa è allucinante perché la nostra segnalazione non riguardava solo i Pfba ma anche alcune possibili correlazioni tra la gestione dei cantieri e un ennesimo scandalo ambinetale che ha colpito il comprensorio dell'Alto vicentino, cioè lo scandalo Safond Martini. Detto tutto ciò, appurata la gravità della situazione evidenziata da una indagine speciale condotta dal Ministero dell'ambiente sulla scorta di un nostro esposto, precedentemente indirizzato sia al dicastero sia alla stessa Procura berica, non capiamo perché, da quanto è dato sapere, non si ipotizzino reati ben più gravi come il disastro ambientale e l'avvelenamento delle acqua, visto che nella cintura di Vicenza sono stati chiusi otto pozzi.
Nell'ambito del nostro sforzo teso a sollecitare l'azione penale, ci siamo sempre costituiti parte offesa: tuttavia, per esempio, non ci è stato possibile accedere al fascicolo a carico dei dodici indagati. Ora poiché la nostra associazione è pienamente titolata a farlo, non si capisce perché questo nostro diritto non debba essere garantito. Che cosa c'è di così inquietante in quelle carte? Un'ultimissima considerazione va fatta sulla vociferata prosecuzione a Nord della Valdastico: già sepolta dalla Cassazione, ma chiesta a gran voce da politici e industriali di varia provenienza. Poiché per realizzarla si scaverebbe parecchio sotto terra, i temibili Pfba sarebbero usati a gogò come acceleranti di presa per il calcestruzzo: questo è un ennesimo motivo per dire no all'opera, ossia alla prosecuzione a nord della Pirubi da Piovene Rocchette sino a

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