martedì 7 luglio 2026

PFAS, TAV e falde di Vicenza: alla serata sull’acqua la domanda sulla Valutazione di Impatto Sanitaria resta senza risposta. «Si parla di PFAS, filtri e contaminazione proveniente da nord, ma nessuna delle istituzioni presenti chiarisce dove sia la Valutazione di Impatto Sanitario del TAV. Con una variante ambientale in corso, il silenzio non è più accettabile»

La serata del 6 luglio, promossa dal Comune di Vicenza con ARPAV, ULSS 8, Viacqua e Osservatorio PFAS, era stata presentata come un confronto pubblico trasparente e scientificamente fondato su acqua, ambiente e salute. Proprio per questo, le mancate risposte emerse durante l’incontro assumono particolare rilievo. (Città di Vicenza) Nel corso dell’incontro si sono susseguiti per due ore interventi prolungati di numerosi relatori. Alla fine è stata posta pubblicamente una domanda precisa: «Nel progetto TAV di attraversamento di Vicenza, dove si trova la Valutazione di Impatto Sanitario autonoma, con screening, scoping, profilo sanitario ante operam, assessment tossicologico ed epidemiologico, valutazione cumulativa degli impatti e piano di monitoraggio sanitario? Se questo documento non esiste o non è pubblicamente verificabile, ARPAV, ULSS 8, Viacqua e Comune di Vicenza ritengono corretto proseguire i lavori in un territorio già colpito dai PFAS senza prima completarlo e renderlo pubblico?»

Alla domanda sulla VIS del TAV non è arrivata una risposta chiara: nessuno ha indicato dove sia, chi l’abbia redatta, con quali metodi e dati sanitari. L’assessora all’Ambiente, dopo aver sostenuto che il TAV non inquina, ha ammesso di non conoscerne l’esistenza. Resta quindi il nodo centrale: chi ha verificato la Valutazione di Impatto Sanitario e chi si assume la responsabilità di valutare gli effetti dell’opera sulla salute dei residenti?

Dai PFAS “del passato” ai PFAS che arrivano ancora da nord

La serata, per due ore, i rappresentanti di Comune di Vicenza, UniPD, ViAcqua, ARPAV, ULSS8Vicenza hanno illustrato il problema, ha concluso l’avvocato Bortolotto con una tirata sulla storia del Processo Miteni. Arpav, e VIAcqua hanno dato finalmente riscontro sul controllo delle acque e il ruolo dei sistemi di filtrazione a carbone attivo nell’area di Costabissara. La questione da approfondire ora documentalmente è decisiva: il sistema acquedottistico vicentino continua a proteggersi da un carico di PFAS che interessa acque provenienti dall’area settentrionale del sistema idrico, mentre la discussione pubblica continua troppo spesso a raccontare la contaminazione come una vicenda esclusivamente storica e riconducibile al solo “post-Miteni”. Viacqua, nelle proprie informazioni istituzionali, conferma di effettuare il monitoraggio periodico dei PFAS nelle acque potabili e descrive il ricorso ai sistemi di trattamento nella gestione della contaminazione. (viacqua.it) Il punto, tuttavia, è un altro. Se vi sono flussi di PFAS da nord che richiedono sistemi di filtrazione, allora l’origine, i percorsi, la composizione e l’evoluzione temporale di quei contaminanti devono essere studiati senza pregiudizi e senza zone franche. La questione è ancolara più centrale vista la presa di posizione di Marco Milioni riportata da VeneziaToday.it e quella sostenuta da LegalitàEtica.org. Da anni il CoVePA chiede che venga approfondita la relazione tra la presenza di PFBA e altri PFAS a catena corta e le grandi lavorazioni infrastrutturali realizzate nell’Ovest Vicentino, comprese quelle connesse alla Superstrada Pedemontana Veneta. Non si tratta di formulare conclusioni senza analisi. Si tratta esattamente del contrario: pretendere analisi, tracciabilità delle sorgenti, serie storiche, modelli idrogeologici e confronto tra monte e valle, evitando che l’assenza di ricerca venga utilizzata come prova dell’assenza del problema.