venerdì 16 gennaio 2026

PFAS, commi 622 e 623: quando la legge sembra scritta per aggirare i limiti

I commi 622 e 623 della legge di bilancio hanno introdotto una deroga che pesa come un macigno sulla tutela dell’acqua potabile: sei mesi di rinvio per il parametro della “somma di PFAS” e, soprattutto, l’esclusione temporanea dal calcolo di alcune molecole elencate nell’allegato tecnico del decreto attuativo. Una mossa che, nel linguaggio della regolazione, equivale a dire: i limiti esistono, ma per ora non valgono davvero.

Non è un dettaglio tecnico. È una scelta politica che incide direttamente sulla qualità dell’acqua che beviamo.

Sostanze perenni, regole perenni: perché servono criteri restrittivi

I PFAS appartengono alla categoria delle sostanze chimiche perenni: composti che non si degradano, non si dissolvono nel tempo e continuano ad accumularsi negli organismi viventi e negli ecosistemi. In questi casi il diritto ambientale e la scienza convergono su un punto: quando una sostanza è persistente, bioaccumulabile e potenzialmente tossica, la regolazione deve essere restrittiva, non permissiva.

Questo è il senso del principio di precauzione e del principio di prevenzione rafforzata: meglio limitare subito troppo che scoprire troppo tardi di aver sottovalutato un danno irreversibile.

Nel caso dei PFAS, questo significa applicare criteri restrittivi di gruppo, non di molecola singola: se una sostanza contiene un legame carbonio-fluoro, e quindi è chimicamente affine ai PFAS noti, deve essere trattata come PFAS finché non sia dimostrato il contrario.

martedì 6 gennaio 2026

SPV: Regione Veneto avvia la Variante allo SIA dopo 20 anni senza rendere pubblici i contenuti. CoVePA: “Una grave opacità che ricorda l’inizio del caso PFAS Miteni. Pretendiamo trasparenza immediata”.

Il Coordinamento Veneto Pedemontana Alternativa (CoVePA) denuncia con forza la totale mancanza di trasparenza con cui la Regione Veneto ha avviato la procedura di riesame e variante allo Studio di Impatto Ambientale (SIA) della Superstrada Pedemontana Veneta (SPV), uno studio originario risalente a oltre vent’anni fa, oggi superato e inadeguato rispetto alle nuove criticità ambientali emerse. Le osservazioni a cui abbiamo contribuito insieme ad altri gruppi, studiosi e comitati, si sono concluse in fretta e furia il 19 novembre 2025. Ma a una attenta analisi mancano documenti importanti, in questa data non casualmente vogliamo l’epifania dei PFBA perché non cada il velo di silenzio che qualcuno vorrebbe prospettare immaginando per prima una archiviazione dei documenti.

L’Avviso al Pubblico pubblicato dalla Regione – documento ufficiale allegato https://drive.google.com/file/d/1hGhjpAzYKadiOCNrq1lHPlUYF5KNI6nN/view?usp=sharing – conferma che il 29 dicembre 2023 la stessa Regione ha segnalato al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) la presenza di concentrazioni “inedite” e “significative” d i PFBA nelle acque di drenaggio delle gallerie naturali di Malo e Sant’Urbano, e nelle matrici ambientali collegate. Seguendo a ruota quelli del covepa del 2021 e dello stesso dicembre 2023. Nonostante ciò, nessuna documentazione tecnica è stata resa disponibile al pubblico, né sono stati pubblicati gli atti che hanno portato alla decisione di avviare la Variante allo SIA di SPV del 2005.

Una modalità che ripropone, in modo inquietante, gli stessi comportamenti istituzionali già visti all’inizio della vicenda PFAS-Miteni, quando informazioni cruciali per la salute pubblica furono trattenute, minimizzate o diffuse con ritardi ingiustificabili.

CoVePA: “Vogliamo sapere cosa sta accadendo sotto i nostri piedi e nelle nostre falde”

Alla luce dei documenti ufficiali, CoVePA ha presentato una istanza di accesso civico generalizzato (FOIA) e di accesso alle informazioni ambientali ai sensi della Direttiva 2003/4/CE e del D.Lgs. 195/2005, chiedendo la consegna immediata di tutti gli atti necessari a comprendere la reale portata dell’inquinamento da PFBA e le misure adottate per proteggere: la salute dei cittadini, gli acquedotti e le falde, i corpi idrici superficiali e sotterranei.

domenica 28 dicembre 2025

PFAS: il volto tossico del capitalismo che avvelena democrazie, territori e corpi

Un breve articolo di VicenzaToday.it apre a una visione in cui vengono riportati alcuni fatti sulla vicenda della messa al bando dei PFAS nel Parlamento Europeo, che ci vedono coinvolti nel proporre una riflessione che affianca quanto viene ripreso delle riflessioni fatte dal reporter Marco Milioni. 

La mancata messa al bando dei PFAS da parte del Parlamento Europeo non è una svista tecnica né un compromesso inevitabile. È una scelta politica precisa, che rivela con chiarezza chi governa davvero l’Unione Europea: la lobby militare, tecnologica e industriale, braccio operativo di un capitalismo liberista pronto a sacrificare ambiente, salute e diritti pur di mantenere profitti, controllo e potere.

I PFAS — i cosiddetti forever chemicals — non sono solo sostanze chimiche persistenti. Sono il simbolo materiale di un sistema economico che non conosce limiti, che trasforma tutto in merce: l’acqua, il suolo, i corpi dei lavoratori e dei cittadini, fino alla stessa democrazia.

sabato 27 dicembre 2025

BUON NATALE E BUONE FESTE

Auguri Militanti 🎄🎅🏻🌃



"In questo Natale 2025, il nostro Babbo Natale non veste solo di rosso, ma agisce per il verde della nostra terra.

Mentre ai buoni, a chi resiste e tutela il territorio, porta in dono i preziosi coni del Civeoa — simbolo di una gestione virtuosa e pulita — per altri il sacco riserva solo l'amaro carbone della responsabilità.

Un pezzo di carbone nero come l'indifferenza va:

Alla SIS e alla Giunta Regionale del Veneto, per le scelte che pesano sul futuro;

Ai vertici della giustizia e ai Procuratori, affinché la vigilanza non sia solo un nome sulla carta;

Ai responsabili dell'inquinamento da PFAS e PFBA, che hanno segnato le nostre acque;

A chi gestisce le discariche di Silva, gli inceneritori e a Chemviron, per le ombre lasciate sull'ambiente.

Che il 2026 sia l'anno della verità, della giustizia e del respiro per il Veneto. Buon Natale di lotta a chi non si arrende!"

lunedì 22 dicembre 2025

Il Veneto davanti al proprio “ultimo orizzonte”

Il Veneto non è arrivato alla crisi ambientale per fatalità. Ci è arrivato perché per anni un sistema di potere — economico, politico, amministrativo — ha scelto il silenzio.  E oggi, mentre le motivazioni della sentenza Miteni mettono nero su bianco responsabilità e omissioni, quel silenzio pesa come un macigno. Non si tratta solo di PFAS.  Si tratta dei PFBA, i “fratelli minori” dei PFAS, meno discussi, meno monitorati, meno raccontati. Sostanze che scorrono nelle falde e nei corpi con la stessa ostinazione, ma che hanno goduto di un’attenzione pubblica quasi nulla.  Perché?  Perché disturbano. Perché aprono un capitolo nuovo, ancora più scomodo, in una storia che molti vorrebbero chiudere in fretta.

Il giudizio: la Terra parla, ma qualcuno fa finta di non sentire

Le falde contaminate non sono un’opinione. Sono un fatto.  Eppure, per anni, chi avrebbe dovuto vigilare ha preferito guardare altrove.  Non solo sulla chimica industriale, ma anche sulle infrastrutture costruite sopra materiali di dubbia provenienza, sulle sabbie di fonderia riciclate e interrate sotto autostrade, sulle discariche fallite che diventano tombe chimiche senza custodi. È un sistema che ha funzionato così:  

- si produce,  

- si smaltisce dove capita,  

- si costruisce sopra,  

- si tace,  

- e si spera che nessuno scavi.

La sentenza Miteni https://drive.google.com/file/d/1dILx1n4J45tSKU3Yt-Dh6-wlw3Rm_tNs/view?usp=drivesdk è un giudizio, sì, ma è anche uno specchio.  E nello specchio non si riflettono solo gli imputati: si riflette un’intera filiera di responsabilità diffuse.

Responsabilità e salvezza: basta con la retorica della “crescita”

Per anni, ogni critica veniva liquidata come “ambientalismo ideologico”.  Ogni richiesta di trasparenza veniva bollata come ostacolo allo sviluppo.  Ogni dubbio sulle sabbie di fonderia, sui materiali di riempimento, sulle discariche improvvisate veniva derubricato a paranoia. Il risultato è sotto gli occhi di tutti:  

- infrastrutture costruite su materiali che nessuno vuole analizzare troppo a fondo,  

- discariche fallite che nessuno vuole bonificare,  

- sostanze come i PFBA che scorrono indisturbate perché non fanno notizia. La responsabilità non è solo degli inquinatori: è di chi ha protetto il loro operato con il silenzio.

Un orizzonte cosmico: il Veneto come laboratorio del “capitalismo dell’occultamento”

Il Veneto è diventato un laboratorio di un modello economico che funziona così:  

• si produce ricchezza per pochi,  

• si distribuiscono i danni su molti,  

• si costruiscono infrastrutture che nascondono sotto l’asfalto ciò che non si vuole vedere.

È un capitalismo che non innova: sotterra.  Non investe: copre.  Non risolve: sposta il problema più in là, sotto un’autostrada, dentro una discarica fallita, dentro una falda che nessuno controlla davvero. E quando qualcuno chiede conto dei PFBA, delle sabbie di fonderia, dei materiali di riempimento?  Arriva il solito ritornello: “Non allarmiamo la popolazione”.

Superare l’antropocentrismo… e l’omertà istituzionale

La crisi ambientale veneta non è solo un problema ecologico: è un problema culturale.  È l’idea che il territorio sia una risorsa da spremere, non una comunità da custodire.  È l’idea che il profitto giustifichi tutto, anche il silenzio. Superare l’antropocentrismo significa anche superare l’idea che l’uomo — o meglio, alcuni uomini — possano decidere cosa finisce sotto un’autostrada, cosa si scarica in una falda, cosa si può tacere senza conseguenze.

Verso una redenzione ecologica: rompere il silenzio, prima di tutto

Il messaggio escatologico della vicenda Miteni è chiaro:  la fine non è inevitabile, ma lo diventa se si continua a tacere. Il Veneto ha davanti due strade. Continuare a coprire, sotterrare, minimizzare,  oppure affrontare finalmente ciò che per anni è stato nascosto:  i PFBA, le sabbie di fonderia, le discariche fallite, le infrastrutture costruite sopra materiali che nessuno vuole nominare. 

La redenzione ecologica non comincia con le bonifiche: comincia con la verità.  E oggi, più che mai, il Veneto deve decidere se vuole continuare a vivere sopra ciò che ha sotterrato — o se vuole finalmente guardarlo in faccia.

mercoledì 17 dicembre 2025

PFAS e Pedemontana Veneta: CoVePA lancia l’allarme sui rischi per le acque potabili che servono anche Padova e chiede al Comune verifiche, monitoraggi e azioni di tutela.


Il Coordinamento Veneto Pedemontana Alternativa (CoVePA), attraverso il vicepresidente e legale rappresentante Arch. Massimo Maria Follesa, ha trasmesso una segnalazione ufficiale al Sindaco di Padova e agli assessori competenti per richiamare l’attenzione sui potenziali impatti della contaminazione da PFAS, in particolare PFBA, legati alla realizzazione della Superstrada Pedemontana Veneta e alla gestione delle terre e rocce da scavo.

Secondo quanto riportato, la dispersione dei materiali di scavo in oltre 29 siti, l’ampliamento dell’impianto ex Safond Martini (oggi Silva srl) nel Vicentino e le recenti varianti allo Studio di Impatto Ambientale pongono seri interrogativi sulla tutela delle falde idriche, in un territorio caratterizzato da una forte interconnessione degli acquiferi.

CoVePA evidenzia il rischio di interferenze sulle acque profonde, sulle risorgive e sul campo pozzi che alimenta anche l’acquedotto del Comune di Padova, con possibili conseguenze dirette sulla qualità dell’acqua potabile destinata ai cittadini.

sabato 29 novembre 2025

INIZIATIVA DELL'ORDINE DEI MEDICI E DELLA DIOCESI DI VICENZA SUGLI INQUINAMETI DA PM E PFAS. Impressioni a caldo


Sebbene sia una iniziativa di contesto… vogliamo rompere le uova nel paniere con un post … crediamo sia doveroso che chi fa parte del CoVePA sia presente, in sala ci siamo con il nostro portavoce e riportiamo le sue impressioni a caldo.

Iniziative come quella di oggi presso la Diocesi di Vicenza costituiscono una ottima base di partenza per ampliare lo spettro della discussione su inquinamento, ambiente e salute. Il fatto che si sia fatto cenno robusto alla situazione drammatica ascrivibile alla presenza di Pfas ovvero di Pfba in riferimento ai cantieri della Superstrada Pedemontana Veneta è un passo in avanti importante per inquadrare un problema cruciale. Che ha a che fare con un vero e proprio tabù: quello dell'impiego dei Pfas-Pfba nelle grandi opere e nella grande cantieristica.