Il Coordinamento Veneto Pedemontana Alternativa denuncia con fermezza l’espansione della contaminazione da PFBA, una vicenda che non nasce oggi ma che affonda le sue radici nel 2015, quando questi composti furono individuati per la prima volta nell’area rossa Miteni. Fin da allora era evidente che non potessero provenire dall’azienda: Miteni non li ha mai prodotti né utilizzati. La loro comparsa coincide invece con gli anni di realizzazione della Superstrada Pedemontana Veneta (SPV), dove l’impiego di additivi fluorurati e acceleranti cementizi ha generato una nuova sorgente di inquinamento, diffusa e persistente.
Oggi possiamo affermarlo senza esitazioni: la SPV ha dato origine a una “Miteni 2”, una contaminazione non circoscritta ma disseminata nel territorio, capace di infiltrarsi nelle falde, nelle risorgive e negli acquedotti, spingendosi da ovest di Vicenza fino a est, verso Padova. Una contaminazione che non ha un perimetro da isolare, perché nasce da un’infrastruttura pubblica e da scelte tecniche mai realmente sottoposte a controllo indipendente.
Per anni il CoVePA ha segnalato questa deriva. nel 2015 e nel 2018 in due post del blog TAEPILE di Marco Milioni, compaiono riferimenti a nostre informazioni sui pfas nel clacestruzzo di SPV. Le analisi ARPAV hanno registrato anomalie nei drenaggi delle gallerie, nelle cave, nelle discariche, nei pozzi tra Malo, Sant’Urbano, Dueville, Villaverla. Eppure la Regione Veneto ha preferito minimizzare: ha comunicato al Ministero la presenza di PFBA solo nel dicembre 2023, quando la contaminazione era già avanzata; ha avviato una Variante allo SIA della SPV senza rendere pubblici i documenti tecnici; ha riproposto gli stessi meccanismi opachi che hanno caratterizzato l’inizio del disastro PFAS-Miteni.





