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domenica 28 dicembre 2025

PFAS: il volto tossico del capitalismo che avvelena democrazie, territori e corpi

Un breve articolo di VicenzaToday.it apre a una visione in cui vengono riportati alcuni fatti sulla vicenda della messa al bando dei PFAS nel Parlamento Europeo, che ci vedono coinvolti nel proporre una riflessione che affianca quanto viene ripreso delle riflessioni fatte dal reporter Marco Milioni. 

La mancata messa al bando dei PFAS da parte del Parlamento Europeo non è una svista tecnica né un compromesso inevitabile. È una scelta politica precisa, che rivela con chiarezza chi governa davvero l’Unione Europea: la lobby militare, tecnologica e industriale, braccio operativo di un capitalismo liberista pronto a sacrificare ambiente, salute e diritti pur di mantenere profitti, controllo e potere.

I PFAS — i cosiddetti forever chemicals — non sono solo sostanze chimiche persistenti. Sono il simbolo materiale di un sistema economico che non conosce limiti, che trasforma tutto in merce: l’acqua, il suolo, i corpi dei lavoratori e dei cittadini, fino alla stessa democrazia.

Industria, tecnologia, guerra: un unico blocco di potere

La retorica dell’“indispensabilità” dei PFAS smaschera l’intreccio sempre più stretto tra industria chimica, alta tecnologia e complesso militare-industriale. Microchip, aerospazio, armamenti, sicurezza: settori presentati come “strategici” diventano scudi ideologici dietro cui si giustifica l’avvelenamento sistematico dei territori.

Questa non è innovazione. È colonizzazione industriale. È la prosecuzione della logica di guerra con altri mezzi: controllo, estrazione, devastazione. Quando un sistema afferma che non può funzionare senza sostanze tossiche e indistruttibili, il problema non è la chimica: è il sistema stesso.

Dalla democrazia al governo delle lobby

Il caso PFAS mostra come le istituzioni europee stiano scivolando sempre più verso una forma di democrazia svuotata, dove le decisioni non rispondono ai cittadini ma ai portatori di interessi economici organizzati. Non è un complotto: è il normale funzionamento del capitalismo liberista in fase avanzata.

Le lobby non hanno bisogno di abolire formalmente la democrazia: le basta svuotarla dall’interno, trasformando i parlamenti in luoghi di ratifica delle esigenze industriali.

Questo processo produce sistemi sempre più autoritarî, dove: la salute diventa un costo da ridurre, il lavoro una variabile da comprimere, l’ambiente una risorsa da saccheggiare, il dissenso un fastidio da marginalizzare. È una fascistizzazione silenziosa, che non passa (ancora) dai manganelli, ma dai contratti, dalle deroghe, dai “vincoli di mercato”.

Lavoratori e cittadini come materiale di scarto

La contaminazione da PFAS in Veneto — come in altre parti d’Europa — non è una “tragedia locale”: è un modello riproducibile, accettato e normalizzato. I lavoratori esposti, le comunità avvelenate, le falde contaminate sono danni collaterali di un sistema che considera la vita umana meno importante della continuità produttiva. Il capitalismo liberista non sfrutta solo il lavoro: sfrutta l’ambiente per disciplinare i corpi e menti, rendendo la popolazione più fragile, più ricattabile, più dipendente.

Una scelta di civiltà (che l’Europa sta evitando)

Mettere al bando i PFAS significherebbe riconoscere un limite. E il capitalismo contemporaneo non tollera limiti. Per questo la lobby militare-tecnologica-industriale combatte ogni vincolo ambientale: perché ogni limite è una minaccia al suo modello di accumulazione infinita.

Ma un sistema che non accetta limiti è un sistema destinato a distruggere ciò che lo sostiene. La vera domanda non è più se i PFAS siano pericolosi — lo sappiamo già. La domanda è: quanto siamo disposti a sacrificare per mantenere intatto questo modello di potere?

Difendere l’ambiente oggi significa difendere la democrazia, la salute, il lavoro e la dignità collettiva. Chi si oppone a un bando reale dei PFAS non sta difendendo il progresso: sta difendendo un ordine economico tossico, autoritario e profondamente ingiusto.

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